1. Apertura e chiusura di fronte allo straniero

1988
Non à l'initiative
xénophobe

Alla dogana svizzera, due personaggi (Tintin e Chang) sono respinti a pedate da un doganiere. Sulla destra, il suo collega s’inchina davanti a Rastapopoulos e al colonello Olrik, lasciandoli varcare il confine. Prodotto nell’ambito dell’iniziativa « per la limitazione dell’immigrazione », il manifesto evoca il concetto di « immigrazione scelta ». Veicola l’idea di un trattamento non egualitario : i lavoratori stranieri sono espulsi, mentre i ricchi gangster sono accolti a braccia aperte. « L’immigrazione scelta » diventa quindi una xenofobia selettiva, guidata da interessi economici.
2. Questioni economiche e demografiche

1988
Ils bâtissent
pour vous

Questo manifesto dalle tonalità rosse, che evocano i movimenti operai da cui emana, raggruppa tre oggetti in votazione. I primi due sono collegati dallo slogan Costruiscono per voi. Voterete per loro, che può estendersi all’insieme dei lavoratori nel primo caso (riduzione del tempo di lavoro) o ridursi ai soli lavoratori stranieri minacciati da una nuova iniziativa dell’Azione nazionale. Le sorti dei lavoratori nazionali e stranieri sono così accomunate, come mostra la fotografia di una fragile impalcatura sulla quale si trovano tre operai.
3. Diritti umani

1977
Ras le bol

Evitando di rappresentare personaggi, stranieri o svizzeri, il manifesto vuole semplicemente affermare che la misura è colma : i cittadini sono stufi delle votazioni « contro l’infores- tierimento ». Si tratta infatti, in meno di dieci anni, della quarta e quinta iniziativa sul tema. Tacciati di xenofobi, questi oggetti sono condannati senz’altri argomenti. Il messaggio biasima l’accanimento di certi partiti nel volere ridurre la parte di popolazione straniera residente in Svizzera.
4. Diversità culturale

2007
Une société
Multiculturelle
a ses limites

Inserendo una moschea in un paesaggio della Svizzera centrale, con il Cervino sullo sfondo, l’Unione democratica federale suggerisce che la chiesa è stata sostituita al centro del villaggio da un luogo di culto islamico, simbolo dell’alterità culturale e religiosa assoluta. La rappresentazione di una Svizzera stereotipata produce un patchwork identitario d’immagini eterogenee. L’attacco sferrato contro il multiculturalismo sfocerà nell’iniziativa, accettata il 29 novembre 2009, contro la costruzione di minareti.